Tasso fisso più conveniente per i mutui ipotecari?

Fino a qualche mese fa era più opportuno fare un mutuo a tasso variabile con cap (soglia attorno al 3% – 4%) invece di un variabile puro, sia di rata, sia di sicurezza. In questi giorni, sembra assurdo, ma è conveniente valutare un mutuo a tasso fisso (con rata appena più alta rispetto al cap) in quanto il tasso di riferimento (l’IRS) è in caduta e l’EURIBOR a tre mesi in lieve discesa (fonte http://euribor3mesi.com/) .

Come sempre, il tasso variabile puro è più conveniente dal punto di vista della rata, ma non della sicurezza (causa eventuali impennamenti dell’euribor). Oggigiorno, è importante valutare con estrema attenzione la scelta del mutuo a tasso fisso piuttosto che quello a tasso variabile, in relazione alle garanzie di sicurezza e di risparmio. Questo non solo per chi deve richiedere un nuovo mutuo, ma anche per chi ne ha già aperto uno ma può procedere con la surroga verso un’altra banca.

Variabile o fisso? Il problema è perenne. La grande offerta di mutui che troviamo sul mercato oggi (tasso variabile, tasso fisso, con cap o tetto massimo, saggio misto, rata fissa e durata variabile) permette di spostarsi dalla vecchia logica “il mutuo per la vita” rispetto ad un approccio più dinamico che, attraverso la surroga, permetta di spostarsi da un istituto bancario ad un altro in funzione delle esigenze e della convenienza.

Esiste la scelta migliore? Si, esiste, ma va valutata sulla base del momento contingente e non è assoluta. Al momento viene consigliato il tasso fisso, con qualsiasi durata, in relazione al momento storico che stanno vivendo i tassi base.

Quindi oggi è molto più conveniente il tasso fisso. Risparmiare 100,00 € su una rata da 1.000,00 € per scegliere il tasso variabile sul fisso comporterà quasi sicuramente una spesa maggiore in futuro, considerata la lunga durata delle operazioni di mutuo. Diverso sarebbe, naturalmente, se Euribor e IRS fossero molto distanti tra loro. Senza contare la maggiore serenità con cui si affronta il proprio futuro sapendo che la rata non cambierà, con una maggiore propensione alla pianificazione e il vantaggio, che spesso non si considera, del progressivo minor peso che avrà la rata nel corso del tempo dovuto all’inarrestabile aumento dell’inflazione, che non avrà nessuna conseguenza sull’importo mensile che si dovrà pagare.

C’è anche da sottolineare che negli ultimi mesi la discesa dell’Euribor sembra essersi un po’ fermata, anche se rimane ancora su binari negativi. Si nota quindi una situazione contraria rispetto al panorama di qualche mese fa, facendo presagire (com’era ovvio che fosse) che le rate dei mutui a tasso variabile pian pianino subiranno un aumento. La controtendenza dell’Euribor fa infatti presagire una ripresa dell’economia, e questo naturalmente si rifletterà anche sui mutui.

Naturalmente le valutazioni vanno fatte caso per caso: anche la surroga di un mutuo a tasso variabile verso un tasso fisso potrebbe risultare non conveniente (pur tenendo in considerazione i parametri di sicurezza e serenità di cui si parlava prima): si tratta per esempio di mutui che stanno giungendo alla loro scadenza naturale, nei quali come è noto la rata risulta composta solo in minima parte da interessi (e quindi anche la salita del tasso inciderebbe molto poco).

Gli altri costi. Ulteriori considerazioni vanno fatte sulle altre voci di costo: istruttoria bancaria e polizza assicurativa. Da tenere in considerazione che una polizza caso morte potrebbe aumentare di molto il costo totale dell’operazione.